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giovedì 24 settembre 2009

passeggio del bardo triste

il bardo si aggira senza pace tra i colli fatati d'insubria insegnando la bella leggenda, a monito e speranza. adesso, un'altra notte senza conforto, e la paura di domani che sale e che prende il controllo.

un bardo triste
s'aggira per i colli,
persa la strada.
speranza, confusa nel
doloroso ricordo.

alito di vento,
riporti fin dal mare
quella musica:
non canto di sirena
ma logica profonda.

no, io non ci sto.
smetto di farci caso,
darvi importanza.

ma senza pace
insegno la leggenda,
monito duro.

lunedì 7 settembre 2009

è questo un vivere a metà

oggi è una bella giornata, almeno sui colli fatati d'insubria. certo, il gianfranzo è sotto scacco, preso tra i cacofonici sodali del tragico viaggio e la prospettiva di dover terminare la giornata nel pollaio sabaudo - sua personale gujana - solo marginalmente migliore rispetto ad un intervento di ablatura del tartaro.

ma cosa devo dirti, amico mio, è questo un vivere a metà.

sento ancora
voci, salire,
come una volta,
dalla spiaggia, danzare,
quasi nudi fantasmi.

dopo la fine
resta solo un nuovo
inizio. offro
nuove forze, speranza
di migliore fortuna.

ora, la sera,
sembra riporti storie
di stupidità.

fatta regina,
galassia di errori
a lungo ripetuti.

mercoledì 2 settembre 2009

due locali sul cortile interno

caro gianfranzo, se tutto quello che ti resta sono due fiorini, non correre a buttarne uno dalla finestra. soprattutto, guarda bene se per caso non ti riesce di estirpare le erbacce che invadono il tuo giardino; tanto il tempo non ti manca, adesso.

due locali,
finestre chiuse, scuri,
odore del tempo
passato attendendo
nuove storie, pazienti.

su dal cortile
i rumori d'onesta
fatica d'arte
povera, ma felice.
un lampo di musica.

qui resto solo
assieme ai miei pensieri
tristi compagni

di un percorso,
da scommessa precaria,
senza costrutto.

lunedì 31 agosto 2009

la leggenda della nuvola dietro la luna

taci, sulle sponde del lago vado invano a cercare quello spirito smarrito, quell'immagine che pacata ispirava una lieta fiducia nel futuro. adesso è persa, lontano la sua leggenda si specchia in fiumi che non passano da qui. solo la luce notturna della luna indica adesso la strada; senza nome, non porta però nemmeno sa alcuna parte. oggi inizia la mia cattività sabauda, ed è una morte un po' peggiore.

spiaggia lariana,
la buffa satura
del genius loci.
solo minori, voci
di senno alienato.

vicino a riva,
uno sguardo perduto:
la terza onda.
sento pesare l'aria
d'assenze assordanti.

dietro la luna,
parvenza di digiuno,
nessuna nube.

solo la chiara
luce notturna, spiega
dove andare.

sogni di un visionario

bene non seppi / fuori del prodigio. / che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza. / del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. (montale, of course)


appena prima d'addormentarmi, a profano esame di coscienza, preparo spunti di riflessione per il prossimo sonno. ma non ti preoccupare, me li spiegherò solo domani.

sogno tranquillo,
dopo l'estate vuota,
fermo, in attesa.
dal caleidoscopio di
fantasmi, tutto tace.

cerco il prodigio,
schiuso dalla divina
Indifferenza.
senso, su questa terra,
ragione, per chi segue.

coraggio nano,
d'epopea banale,
illusa e vana.

meriggio colmo
di rimpianti perduti:
senza rimedio.

domenica 30 agosto 2009

prove tecniche d'autunno

adesso che il grande caldo ha dato tregua, ti accorgi che le giornate si sono accorciate, e che il meglio è alle spalle. per quest'anno, almeno: peggio sarebbe se fosse per sempre. speri solo che la vendemmia sia sufficiente, e magari di poter far festa, almeno un poco.

prove d'autunno.
le giornate, ristrette;
il sole, quieto.
pioggia, a rinfrescar l'aria,
uccelli, in partenza.

morta l'estate,
ricerco nell'armadio
qualche certezza.
apparenze di pace,
quieti arrangiamenti.

faccio vendemmia:
chiedo, sterile vigna,
onesto sforzo.

e qualche amico
a dividerne i frutti,
senza vergogna.

sabato 29 agosto 2009

malvasia e anatre mutate a lemming

insomma, la degustazione di culatello val bene la deviazione tra i campi e gli argini. e, confermo, la malvasia dei colli parmensi ne è naturale, perfetta compagna di merende. se le anatre di holden non sanno proprio dove andare, allora si rechino pur qui, dove il grande fiume dissipa le sue meraviglie, a trovare, se non pace duratura, almeno momentaneo ristoro. se fortuna è soddisfare il tubo digerente, invero non è destino ingrato. la poesiola triste è oggi davvero fuori luogo.

quest'esistenza.
futile corsa. dove
le anatre, in
inverno, un rifugio,
vanno: porto sicuro.

atarassico?
no, meglio preparato
a prender rischi:
piccole dosi di
follia, ad antidoto.

perché la corsa
di anatre è mutata a
strage, di lemming.

passi, trovata
la strada nella notte,
leggeri, e lievi.

venerdì 28 agosto 2009

forma e consolazione di bottiglia

E andando nel sole che abbaglia /
sentire con triste meraviglia /
com’è tutta la vita e il suo travaglio /
in questo seguitare una muraglia /
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. (meriggiare pallido e assorto, 1925)

montale, difficile a dirsi, efficace quando lo comprendi, o t'illudi di averlo fatto. molto semplice: l'essere, il nulla, giamaica.
tragicomica resipiscenza, quella del bardo deragliato, deluso dalla sua musica preferita: la muraglia s'erge impietosa, eppure da lassopra avevo visto il mare, raggiungere il cielo.

pallida luce,
dopo una notte cupa,
buia muraglia.
l'io dissolto, vinto:
amara, terza onda.

nella ricerca,
quotidiano travaglio,
perso l'essere
resta solo il nulla,
senza nessun ritorno.

grazie, bottiglia,
forma e consolazione
di questo giorno.

raccolgo i cocci,
faccio redenzione,
porto bagaglio.

blowin' in the wind

quando costruisci castelli di sabbia, beh alla fine cadono. del resto, per insegnarci a fare le piramidi ci si son dovuti mettere gli alieni; forse non è vero, ma è comunque cosolatorio. in questo eterno mio incespicare prendo su paletta e coraggio e vado a dar nuova forma alla spiaggia, perché capisca, almeno lei, il suo fine. non è difficile, solo inutile, ma dovrò pur tirar sera in qualche modo. se possibile senza soffrire troppo quando il castello precipita. evviva la romagna, evviva il sangiovese: sento la nostalgia del passato, solo perché, ricordandolo, non sia condannato a riviverlo.

aporia. tutta
questa fatica, vana.
tempo, gettato.
patrimonio emotivo,
ingente, e dissipato.

salito sulla
muraglia, l'orizzonte
sembrava quasi
rendersi più vicino,
fortuna possibile.

invece, ecco,
un aquilone vola
solo col vento.

ma dopo poco
caduto questo vento,
anch'io assieme.

martedì 25 agosto 2009

elogio del giamburrasca

nuove teoresi: come può la dissennata attitudine del giamburrasca mutarsi in saggia praxis comportamentale? io non lo so, davvero. spero però accada, ogni volta che la situazione lo richieda, ogni volta che l'onesto speziale non abbia seco cura, diagnosi, e rimedio.

lo stoppani, giovanni.
moderno prometeo,
mostri la strada.
brucino molti ponti,
resti la temperanza.

disobbedienza:
arte, d'antica data
fonte di hubrìs.
coraggiosa, la presa
del mondo a fardello.

bizza di bimbo,
fino a prova di forza,
adulto vate.

ostinazione,
resistenza civile:
scelte non ovvie.

martedì 18 agosto 2009

riflessioni ricorsive

una domanda,
un momento di pace:
senza risposta.
resta solo silenzio,
vuoto eco di nulla.


porto rispetto
per decisioni prese.
disperazione,
non posso dire nulla:
libero arbitrio, si.


scesa la notte,
la campagna riposa.
ecco, un corvo:


il gracidio,
disturba questa pace
senza più senso.

lunedì 17 agosto 2009

stica, meco e giamaica

verso una nuova base ortonormale di interpretazione del mondo per come ci appare (se ci credete ancora), un suggerimento: usiamo tre assi molto semplici

asse X: Sticazzi (abbr. STICA) = Chissenefrega, non me ne importa nulla.
asse Y: Me cojoni (abbr. MECO) = Nooo, mi prendi in giro!, Non ci credo! Incredibile! Va sottolineato l'aspetto talvolta ironico del termine, come a dire sisi... proprio così.

e fino a qui è romanesco 101 (banale, ma pur sempre meglio del sabaudo, in qualsivoglia sua vulgata); dove il modello assume dignità ontologica è nell'introduzione di una misura di fastidio nell'interazione con il mondo: ecco a voi (cortesia di IMV, che ringrazio sin d'ora per aver portato in evidenza il concetto)

asse Z: Giamaica (acronimo di GIA M'hAI CA...) = Mi hai proprio stufato, gira al largo. Anche qui un aspetto importante è il "già", ovvero la sensazione di averne abbastanza ancor prima di cominciare.

come ogni volta che si ipotizzi un sistema filosofico a tre variabili che si rispetti, un omaggio doveroso va a tommaso campanella (e per cortesia leggete questo link): ai suoi tempi non era così facile non essere d'accordo.

domenica 16 agosto 2009

fenomenologia di colui che trova la strada nella notte

ecco, si avvicina il palio dell'assunta: il momento più triste dell'anno, quando senti che l'estate sta finendo e che le giornate - te ne accorgi - diventano sempre più corte, resto sereno ma non per questo contento di esserlo in attesa che si compia la mia ragione d'essere - qualunque essa sia.

nessuna voce,
questo caldo mortale
vuole silenzio.
resto nascosto, dietro
finestre rese cieche,


dietro portoni
tenuti ben serrati,
dietro occhiali
messi a protezione,
di niente, non importa.


aspetto solo
la fine del meriggio,
che venga sera


e di trovare,
ancora una volta,
la strada nella notte.

mercoledì 12 agosto 2009

nessun mazzo di fiori

- cosa succede se studi pianoforte per tutta la vita e poi non diventi ricco e famoso, schubert?
- il divertimento è nel suonarlo, charlie brown.

non vorrei sembrare mancante di prospettiva, ma una storia zen è tutto e solo quello che ci vuole, adesso; temo infatti che la mia lanterna si sia spenta.

vedo traguardo,
bandiera nella notte.
dopo lo sforzo,
splendida cavalcata,
tripudio d'emozioni.


invece è tarlo:
la minata fiducia,
l'attesa vana.
un quotidiano stacco:
la speranza, delusa.


non c'è trionfo,
nessun mazzo di fiori,
nè lieto fine.


solo caduta,
senza qualche ragione,
senza motivo.