il tardo conato di supervivenza elbanico lascia finalmente il proscenio alla serena et ordinata sintesi retrospettiva di un'esistenza resa meno felice dall'eccessiva aspirazione e dal carattere debole, ma definitivamente afflitta dalla trista e lutulenta cialtrobauda pestilenza.
un grazie ai temperanti sodali, agli ospiti regali, a te - lettore paziente.
intanto passi,
e sul ciglio di strade
polverose, di
campi lasciati, spenti,
di scuole desolate
vedi la fine
della tua rincorsa,
folle, di quella
brama mai saziata,
quasi ravvedimento.
basso nel cielo
il sole incalza, ma
senza premura.
la barca pronta,
nessun fardello peso,
prendo il mare.
waiting to become a member of the dead poet society. il tutto a (suo) tempo debito, intendiamoci.
solo i poeti, in quanto capaci di mettere più a rischio di tutti il proprio linguaggio fino quasi a smarrirlo, sono in grado, in questa condizione di povertà interiore, di ritrovare il senso del sacro e quindi l'intimo rapporto che unisce l'essere all'uomo. (heidegger, sul pensiero poetante)
Visualizzazione post con etichetta elbanitudini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elbanitudini. Mostra tutti i post
lunedì 7 giugno 2010
venerdì 4 giugno 2010
il richiamo e lo sciocco assoluto
la superiore musicalità dei celti dei laghi viene messa a dura prova, offesa, alquanto infastidita da questi idiotomi, spigolose terricole cacofonie lutulente che gli spiacevoli barbari teutoni portano seco, e nemmeno si curano di tenere per loro e solo per i loro patetici conciliaboli.
mentre il mare chiama, ed io lo sciocco absoluto penso non sia ancora il momento giusto per tornare.
accanto a me,
inutili fonemi,
voci e fastidio.
un passo indietro, un
altro passo, indietro.
andate via,
fate presto, subito.
resterò solo.
è la mia missione,
mio demone sacro.
dalla memoria
arriva quella brezza
che mi chiama.
voglio tornare,
lasciate inutili
cose, al mare.
mentre il mare chiama, ed io lo sciocco absoluto penso non sia ancora il momento giusto per tornare.
accanto a me,
inutili fonemi,
voci e fastidio.
un passo indietro, un
altro passo, indietro.
andate via,
fate presto, subito.
resterò solo.
è la mia missione,
mio demone sacro.
dalla memoria
arriva quella brezza
che mi chiama.
voglio tornare,
lasciate inutili
cose, al mare.
giovedì 3 giugno 2010
lo scorrere inutile del tempo
il tempo dell'operosa resipiscenza passa, e segna del suo peso la fronte del basito pastore bardo delle fole, credenze di questo periodo bugiardo, scevro di quel cauto ottimismo che permette dei vedere l'orizzone al di la dell'ermo colle.
si ritorna sempre dove il mastro ci invita: alla pacata eliminazione di tutto quanto ostacoli la vera conoscenza, ed è una fatica degna di sisifo.
sento, il tempo,
passare senza senso.
senza pretese
di dar significati,
di offrire risposte.
certo, ti sbagli
a credere diversa
la tua sorte.
a voler dirigere
quel cavallo bizzarro.
dove marea
invece contrappone
fatica e tedio
prossima spiaggia:
meta presunta, falso
idolo d'altri.
si ritorna sempre dove il mastro ci invita: alla pacata eliminazione di tutto quanto ostacoli la vera conoscenza, ed è una fatica degna di sisifo.
sento, il tempo,
passare senza senso.
senza pretese
di dar significati,
di offrire risposte.
certo, ti sbagli
a credere diversa
la tua sorte.
a voler dirigere
quel cavallo bizzarro.
dove marea
invece contrappone
fatica e tedio
prossima spiaggia:
meta presunta, falso
idolo d'altri.
Iscriviti a:
Post (Atom)