annego nella pochezza di queste giornate senza alba nè tramonto. ne resto inquinato, vorrei passarci attraverso intoccato ma non ci riesco, il playback cialtrobaudo avvelena e tutto il mio magnifico swing viene fatto putrida accidìa e la vergogna scende implacabile sulla piana dei celti tanto che invoco la nebbia a prestare il suo manto pietoso che la nasconda, la renda almeno meno evidente. ed anch'io ne approfitto pavidamente, e mi domando come poter riuscire ad aspettare serenamente la morte, come poter fare pace con me stesso.
qualche parola,
semplice saluto
oppure moto
d'umana compassione,
senza troppe pretese.
sopportazione
qualche torto subito,
qualche meschina
patetica rivalsa,
dubbia compensazione.
tiro le somme
con poco entusiasmo,
atto dovuto.
misera cosa,
poetica del vinto
autopunente.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
sabato 7 novembre 2009
poetica del vinto autopunente
giovedì 5 novembre 2009
pacifico stealth mode
con molta poca convinzione assisto alla quotidiana rappresentazione del teatro cortese, telenovela cui sono mio malgrado attore caratterista. dopo le illusioni del primo e del secondo tipo, protagonismo e fuga, mi tocca un manierismo di nascondimento, un pacifico stealth mode. per fortuna riesco ancora ad apparire sufficientemente sgradevole da allontanare i viaggiatori potenzialmente importuni, almeno su base statistica. un caratterista caratteriale, davvero povera cosa. il doposbornia procede con le sue sgradite conseguenze, deve essere così che deve andare.
altra mattina
transumanza noiosa,
dalla collina
verso città dolente
di tramontato vanto.
vano, l'affanno
del non necessario,
del superfluo.
voluta l'apparenza,
è cenere, rimasta
a ricordare
come dopo l'eccesso
resti una traccia
un segno quieto,
un monito sommesso,
di temperanza.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
mercoledì 4 novembre 2009
passeggero senza biglietto
la buona notizia di oggi è nel riconosciuto primato ontologico della buona digestione. potrebbe sembrare poco, ma il conforto che ne traggo è tutto e solo ciò che riesco fare, visti i tempi. eppure il mare è ancora al suo posto, e la piana tornerà a dare frutto, ne sono certo, basta aspettare. nel frattempo la buona digestione, appunto.
passo attraverso
queste giornate vuote,
senza traguardo.
senza lasciare traccia,
senza nessun rumore.
come la pioggia
caduta sulla strada
e poi, asciutta.
essere stato.
solo malinconico
ricordo, solo
assenza assordante,
intristito silenzio.
un passeggero
nello scomodo viaggio,
senza biglietto.
la metrica è leggermente diversa dal solito; mi è uscita così, senza uno scopo preciso, come quasi tutte le cose che faccio. è per questo che mi riescono così deliziose, e inutili.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
martedì 3 novembre 2009
deserto perfetto
un giorno di pioggia fredda, ieri, solo per avvisare che l'inverno si avvicina, è dietro l'angolo. e il film virerà in bianco e nero, mentre la vita e la morte rimarranno uguali. oggi però un sole abbagliante, vicino ma distante, nel bel cielo di lombardia, le nuvole lontane, gli uccelli migratori pure. metafora di deserto perfetto, tutto questo azzurro, senza nemmeno un insetto ad infastidire. per questo ci pensano improvvisati compagni di viaggio, con la loro scarsa propensione all'igene personale, e la prospettiva della quotidiana interazione salariata con il lato oscuro della forza. non pensiamoci, passerà. prima o poi, con questo inverno non ancora iniziato ma previsto davvero affannato, passerà.
cielo azzurro,
nel deserto perfetto
il sole splende.
vicino, ma distante,
uno squarcio squassante.
un'altra tappa:
inutile cimento,
ma salariato.
un affanno previsto,
l'inverno non scampato.
sotto il cerchio
preparo un riparo,
caro rifugio
dove passare,
senza colpo ferire,
questa fortuna.
se mi fermo a considerare che ci ho messo più di quarant'anni ad arrivare a questo punto mi congratulo con me stesso per l'ostinazione, mi darei però uno schiaffo per tutto il tempo trasàto.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
lunedì 2 novembre 2009
guardo attraverso
oggi è il giorno dei morti, ed anche il cielo, piangendo, mi accompagna nello sconforto, nel doloroso ricordo che ancora rimuovo - o meglio sospendo - semplicemente negandolo, lasciandolo in una stanza buia, una di più, della quale non apro mai la porta. immanenza travestita da afflato di trascendenza, davvero non ero pronto e forse non lo sarò mai. lasciatemi stare, ed io porterò questo bagaglio senza speranza, cercandovi un senso non già nel farlo palese come tale ma piuttosto nel portarlo, e basta. e ne riderò per nascondere la tristezza che me ne deriva. solo non pensate che vi stia guardando: oltre di voi traguardo l'infinito, o meglio il nulla; e mi è un nulla assai più caro.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
domenica 25 ottobre 2009
silenzio e freddo
inizio a pensare che la mia poetica sia divenuta prevedibile. pazienza, prima o poi magari forse chissà. intanto il convento passa questo, ed è tutto grasso che cola.
amaro il sud
e notte senza stelle
scende e m'accìdia.
un bardo senza canto,
la stonata grancassa.
vado, saldo il
conto, con gli interessi.
quando ritorno
una pagina nuova
anche da lasciar vuota.
nessun riparo
contro quel vento freddo
che ti flagella
nessun conforto
nè parola buona:
solo silenzio.
venerdì 23 ottobre 2009
fuga nell'autodissociazione
quando riesco a convincermi che tutte queste cose che capitano succedono sì davvero, ad un mio simulacro però, come nel ritratto di dorian gray: ma a parafulmine, non per depuratore. allora mi rincuoro, e le matte risate non sono più solo lampi nell'oscurità nera di tristezza e sconforto. ed è questa consolazione per autodissociazione, dove non ci facciamo compagnia, ma per plurale majestatis. la fuga dal cialtrobaudo sodalizio passa attraverso passi ponderati, un passo alla volta.
cappotto nero.
vecchio, stanco, zoppo. il
bavero stretto.
l'inutile tragitto,
patetico cimento.
guarda distratto
un mondo che non coglie,
non sopporta piú,
il meglio già successo,
il noioso futuro.
nessun onore;
solo contendere, con
falsi sciacalli
pochi lacerti.
farsi terzo a se stesso:
prossima meta
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
mercoledì 21 ottobre 2009
sacrificio di bistecca
ok lo ammetto che mi son sbagliato, ma la mia vocazione ad heautontimorumenos, punitor di me medesimo, raramente mi appare chiara come in queste occasioni di consapevole dissoluzione, di sacrificio al divo pagano del cibo e di dioniso, suo sagace promoter. non ricordatemi cosí, voi che potete.
gens ubriaca,
contenta di se stessa:
cupio dissolvi.
vino, bistecca e risa:
tristo, ma passatempo.
annullo l'ego
dinnanzi a sole due
ricche portate.
mi tuffo baldanzoso,
alfiere di me stesso.
scalco la carne,
metafora di saggia
arte, dovuta
diligenza, ma
pietosa vestale:
non giovamento.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
il canto del cigno del silenzio
la celebrazione del canto del cigno del maresciallato ingegner paolo, pronto finalmente a non dire nulla nemmeno al di là del danubio, e non è terra quella di celti silenziosi, è avvenuto alla moda di asterisco e obelisco, con la manza chianina a validissimo rimpiazzo del cinghiale. per tutatís, the night after è stata davvero impegnativa, col superego in licenza e l'ego indisposto chi avrebbe mai potuto fermare il mostro?
un grasso sonno
dopo l'annegamento
nel vino e cibo
della solita dose
di sciocchezze, soldate.
nella nottata
un sogno dopo l'altro
a carosello
un omaggio a freud
interprete sagace
l'unica fuga
concessa, da me stesso,
in piena azione
dietro marylin
un grosso buco, oscuro;
ed io, sparito.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
autorappresentazioni viaggianti d'irrilevanza
oggi giornata passata a rappresentarsi il tema kerouachiano del viaggio, e a scollinare, pallido e assorto, su un mugello tristemente nebbioso. la lunga colonna di camion, le colonnine degli autovelox metafora di stazioni della mia via crucis. con tanta pazinenza e cristiana sopportazione riporto tutto a casa, il pubblico nulla riproposto a nulla privato, nell'indifferenza generale complessiva. al solito, sintetizza tutto meglio di me una vecchia canzone. l'inverno è tornato, l'estate è finita, la morte e vita rimangono uguali.
quell'ermo colle...
scherzavo, è il mugello.
sbagliato strada:
volevo andare a sud,
non ci sono riuscito.
nuvole basse
sopra, su al valico,
pista bagnata
tutto avverso, sembra
tutto farsi contrario.
lí, l'autovelox
stazione, via crucis,
pena mondana.
tanto affannarsi
a scansare destino
d'irrilevanza.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
martedì 20 ottobre 2009
miserabili autocompiacimenti
inizia a divenire evidente la mia naturale propensione alla sbadataggine: quando sono concentrato perdo di vista completamente i dettagli, ed anche il mondo esterno, per il quale nutro ormai poco o nessun interesse, se non per qualche simbolica realizzazione di spirito geometrico, se non per qualche richiamo tentativo alle cose come-dovrebbero-essere. per il resto vi leggo solo inutili catabolismi, e noiose sudditanze pelose indegne d'ogni rispetto e considerazione. a fortiori della mia, l'unica di cui mi importi davvero qualcosa. oggi è una buona giornata, sono riuscito a schivare i cialtrobaudi una volta di piú.
restate fuori
dal mio caro cerchio
sola salvezza
da squallidi rumori
venduti come arte.
traggo diletto
da astrazioni sciolte
da reali lacci
senza contaminazio
senza ultimo miglio
e cosí riesco
tra mille giocattoli
a non pensare
e trascurare,
maestro di menzogne,
triste miseria.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
lunedì 19 ottobre 2009
tristezza e vuoto
arriva la sera, e sono stanco di doverti, e di spiegarti quanto mi appare invece cosí palese ed evidente, sulla natura delle persone e sul nulla che è loro compagno fedele e prezioso, di viaggio. preferisco cercare nuovi equilibri al di là di ogni eristico, superfluo argomentare; ora trovo oro nel silenzio, non nelle parole.
nuovi equilibri
seppellita la scure
sotto al campo
di granoturco, spoglio,
deserto nell'inverno
d'ogni affanno
sedato; da lontano
qualche occhiata
distratta ad una vita
che non interessa piú
saluto solo
i pochi amici, ma
con l'altra mano
fuori, il buio
avanza, tengo stretta
la giacca, vado.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
saghe paesane senza costrutto
complice il primo freddo, molti tra i miei amici hanno dormito pesantemente questo we. e così la saga paesana è passata senza fare danni, tra l'indifferenza che merita. i celti insubri sono incapaci di festa collettiva, per loro si tratta essenzialmente di una faccenda privata, che sopravvive nonostante generazioni di sensi di colpa di predestinati al calvinismo, di candidati vincitori alla parabola dei talenti, da giustificare innanzitutto a se stessi. di fronte a tutta questa accidia mia madre avrebbe reagito ricamando compulsivamente un'altra tovaglia, io non sono capace di nulla, mi abbandono al culto dei ricordi, solo vissuti in terza persona, per non esserne piú protagonista. non c'è lieto fine, nemmeno consolazione, solo il freddo che avanza e tu che non sai piú come opporgli rimedio. gli uccelli sono già andati via, e io rimango solo a custodirne l'inutile memoria.
nulla da fare
contro il freddo che scende
note solenni
da colonna sonora
di tristezza composta
vita sospesa
sul filo tra l'essere
ed il nulla, che
cerca solo quiete
e ricordi virati
verso colori
smorzati, senza forza,
senza passione.
fuori, uccelli
scappati: non è tempo,
non è il caso.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
venerdì 16 ottobre 2009
non si cancella nessuno
dal mio modello mentale, davvero difficile da portare a spasso, nessuna defezione, se non spontanea.
all'improvviso,
la stagione cambiata,
foglie cadute
nascondono alla vista
il dolce ciclamino
nessun rastrello
víola simmetria,
nessun rumore
rompe questo silenzio,
nessun'altro fardello:
solo la vita,
maledizione quasi
consapevole,
fugge correndo
lasciando indietro assenze,
tristi rimpianti.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
catabolismi primo
del catabolismo, modus operandi contemporaneo imperante, distiguiamo varie fattispecie, ognuna perniciosa di suo, ognuna disgustosa da sopportare, tutte parimenti figlie del culto del non naturale e quindi del non necessario. distiguiamo quindi, e teniamole come malvagio dimonio da evitare. le prime che mi vengono in mente sono l'eccesso di offerta, la materializzazione dei beni immateriali, i monopoli, di qualunque genere, le certificazioni e l'eccesso di interdipendenze funzionali, con le limitazioni di responsabilità che si portano dietro.
andiamo ad approfondire. l'eccesso di offerta si manifesta mediante l'abnorme specializzazione della medesima, quando da un bene materiale necessario se ne deducono molteplici varietà di maniera niente affatto tali: al bando quindi i microporzionamenti, le lavorazioni del second'ordine e le fuoristagionalità spaziotemporali.
povero single
eccoti condannato:
monoporzioni.
raggirato, estorto.
ma a piccole dosi.
senza badare
ai prezzi unitari,
per comodità
consumi confezioni
non già prodotto vero.
nel frigo, spreco
di spazio, e di freddo.
nella dispensa,
dove sagace
dovresti far provvista,
risuona l'eco.
Ed è, superfluo chiosare, eco di quanto sei fesso. o fesso ti vuoi far fare.
piatti già pronti:
infame scorciatoia
dell'incapace.
rosticcere, vil razza
dannata, tentatrice.
dalle vetrine
della gastronomia
modo sirena.
la parvenza di cuoco
spacciata a caro prezzo.
il banco frigo,
sepolcro di buon senso
alimentare,
nei quattro salti
caporetto del gusto,
regno del sale.
non ho parlato, per carità di patria, dell'insalata in busta già pronta. il paradiso terrestre artificiale a soli 8 euro al kilo, combinazione lineare di tutti e tre i banditi.
fuori stagione,
concetto elementare
mi sembrerebbe.
invece, l'illusione
del tutto qui, adesso,
ha fatto strage,
promosso distorsioni,
tratto in inganno.
fragole in inverno:
cattiva aspirazione.
cibi remoti,
futili suggestioni
a nascondere
voglia di fuga,
oppure, banalmente,
pessimo cuoco.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
giovedì 15 ottobre 2009
verità non necessarie
il fatto positivo che siamo soggetti alla necessità dei teoremi della matematica ed alle leggi della fisica, peraltro ben perimetrate dal principio di falsificazione di popper si porta dietro l'inclinazione a dar credito ad ogni tentativo di restrizione delle libertà individuali naturali tramite meccanismi di certificazione che vendono protezione contro obbedienza, leviatanicamente parlando. del resto, è evidente che non siamo poi liberi di fare quello che vogliamo: la forza di gravità ci riporta a terra dopo un salto - ed è il sostrato empirico al paradigma hybris/nemesi della tragedia greca. ancora, l'evidenza dell'impenetrabilità dei corpi si traduce nel principio di non fare agli altri quello che non vorresti dagli altri subire. infine, la statistica del moto browniano suggerisce la fondamentale irrilevanza del nostro agire, nel senso della relatività cinese di laszlo, fatti salvi i pochi cigni neri - ovviamente. ma non per questo dobbiamo sacrificare la nostra dignità di illuminati da prometeo per seguire il feticcio dell'essere a norma rispetto a qualche fantasiosa invenzione, imbonita ad arte. attorno ad una discontinuità normativa, innovazione disruptiva artificiale alla christensen, sia essa deregolativa piuttosto che regolativa si forma sempre un business case. andare a vedere cui prodest e se possibile rifiutare in blocco l'inganno è imperativo categorico. cosí come applicare coerentemente la classificazione dei piaceri di epicuro, naturale profilassi contro ogni inganno, anche di questo tipo.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
strategia di gestione dei sassi cadenti
ancora una volta, tanti kilometri per non andare da nessuna parte. in mezzo, brava gente, fiumi di parole, ma poco costrutto, come si passasse il tempo ad ingannarsi l'un l'altro nell'attesa fideistica di un qualcosa, un deus ex machina che scenda finalmente a liberarci dalle situazioni spiacevoli, dagli affanni, dalle tribolazioni. nella teoria dei sassi cadenti, questi sono tra i maggiormente ambiti: l'attività percepita esternamente è massima, la fatica vera molto poca, se non si considera l'autodisistima crescente. per difendersi dal troppo stress, dall'intossicazione di nonsenso, si creano e coltivano con cura paradisi lavorativi artificiali. e poi ci si rifugia. a questo punto non sono nemmeno piú sicuro se sarei felice di avere un'altra possibilità, di ricominciare. ritrovarmi nuovamente in questi film dell'orrore potrebbe essere condanna ancora peggiore.
sono tornato,
dopo un'altra gita
del sine cura.
dopo pellegrinaggio,
pagano sacrificio.
sassi cadenti,
graziosa meraviglia:
schivarne alcuni,
acchiapparne altri, ma i
piú piccoli, e lievi.
fuga dal mondo
obiettivo concreto:
salvo, nel cerchio.
solo, non voglio
un altro tentativo,
un altro sbaglio.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
Etichette: sonetti
mercoledì 14 ottobre 2009
sóle emiliane
non è che dall'emilia arrivi sempre tutta roba buona. ad esempio samuele bersani è arrivato a rappresentare allo stesso tempo banalità musicale, irrilevanza poetica e facile piacioneria adatta agli spettacolini trendy e rassicuranti di fabio fazio: nel suo manifesto abusivo, per quel che ne ho sentito ad x-factor, di abusivo c'è di certo la buona musica. e la critica sociale graffiante di chicco e spillo si è involuta in un pastrocchio confuso di cui non si ricorda nulla appena tre minuti dopo che il pezzo sia finito. essendo un cantante che aveva dato adito a speranze, il risveglio dall'illusione ahimè è assai duro. come per la cura di battiato, altro capolavoro di deiezione nell'ontico, assistere al degrado di un - una volta reputato valido - cantore è evento davvero triste.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
il giorno dopo del biasimo assoluto
ieri, dopo il grottesco biasimo del maneggione cialtrobaudo, la patetica arrampicata sui vetri dello smonarisorse, parimenti cialtrobaudo, nemmeno la consolazione di una cena presentata e servita in modo acconcio. ah, che mortificazione, che terreno supplizio.
al sicuro nel mio cerchio faccio mie, parafrasando, le parole del poeta. how important is for me / to shake the disease / that takes all of my time/ in situations like these. ed evito con cura che l'abbruttimento indotto dalla quotidiana frequentazione di questi personaggi abbia a fiaccare definitivamente il mio spirito, impestandolo d'assoluta mediocrità. perché la prigione deve essere stimolo di redenzione, non causa di definitivo annichilimento. Se almeno avessi il conforto di un buon abate faria, invece nulla, e non si vede la fine del tunnel.
autodifesa,
how important is for me
to shake the disease
che si prende il mio tempo,
situazioni perdenti.
resto nel cerchio,
sola beatitudo
e temperanza.
fuori, venga tempesta:
ho chiuso le finestre.
non argomento
per mio proprio rispetto,
non dico nulla.
aspetto, senza
pretesa di successo,
ma con fiducia.
Etichette: gujana sabauda, sonetti
martedì 13 ottobre 2009
biasimo assoluto
alla mediocre scuola di far lavorare gli altri oggi esercitazione di biasimo assoluto, slegato da ogni concreto riferimento, alla maniera del punirne uno per educarne cento. e, mi raccomando, voglio soluzioni e non problemi; o almeno problemi già risolti.
assieme, rivendicazioni, appelli accorati al collaborazionismo, alla natura buona dell'utile idiota, del buon selvaggio, come se uno non facesse il sottoposto utile idiota per povertà di spirito ma per spirito di poverà. qualcuno faccia sapere a questi signori che rousseau è morto, e che il maneggiatore è solo in questo abisso; magari tramite blackberry, unico legame con un mondo che già li addita ad esempi di noiosa nullità. nella dialettica eristica, l'argomento viene avversato o per autoinconsistenza o perché contradditorio rispetto a principi di senso comune. dire che non si è capito vuol dire solo che non si capisce, o che non si vuol capire. che è una rivisitazione della vecchia dicotomia del ci sei o ci fai.
oggi è biasimo.
magnifica persona il
maneggiatore.
servitegli, ben cotti,
problemi già risolti.
non disturbate,
non capisce domanda,
troppo occupato:
segue parvo l'omaggio
del suddito peloso.
cerca nel berry
il suo proprio destino
un vaticinio
cosa credeva?
responso di nullità:
ecco, servito.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
Etichette: gujana sabauda, sonetti
la sordida era dello sciacallo
i catabolici intrighi di palazzo vanno assumendo dignità negativa di valore assoluto rilevante. inizio a pensare che il perduto maestro di mamelsbury ci sia andato troppo leggero con la natura umana: altro che homini lupus, qui siamo alla saga dello sciacallo. e non è un bello spettacolo, e non è cosa da insegnare ai bambini. la mia scarsa fiducia nel prossimo, confortevole illusione, ne esce ancor maggiormente infranta. e il non cadere nel lato oscuro della forza mi resta davvero duro.
vecchio di pelo,
l'occhio avido stanco,
il passo corto.
trascini senza scopo
e dignità, sciacallo.
troppo comodo
il raccolto trovato,
lavoro d'altri.
troppo comoda, altra
carcassa da spolpare.
e così passi
senza lasciare traccia
senza costrutto
solo uno stuolo
di gente offesa ti
ricorda, e odia.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
Etichette: gujana sabauda, sonetti
lunedì 12 ottobre 2009
lindo cielito d'autunno
con ottima padronanza dell'ovvio annuncio a tutti che è lunedì, e che per la mia personalissima esperienza nulla sembra far presagire che domani non verrà martedì, e che quindi la seccatura di oggi non sopravviverà abbastanza a lungo da dare effettivo fastidio nel medio periodo. intanto non piove, il cielo è limpido ma fa freschino: copritevi e raccogliete le ultime ghiande, l'inverno potrebbe essere dietro l'angolo.
il tempo delle parole e dei canti lascia spazio alla serena riflessione - e silenziosa - sul nulla, attorno al quale gravitiamo senza farne parte, ma comunque legati come schiavi. in cerca di liberazione, forse; prima però occorre un poco di pars destruens, ad iniziare dall'eccesso di dialettica.
cielito lindo:
il tedio quotidiano
meno noioso.
rondini volate a sud,
nubi - restate sull'ovest.
l'aria fredda
scesa a spazzare via
ogni illusione.
severa, riporta a un
principio di realismo.
dialettica, sì.
nessun frutto goloso,
solo parole
senza valore.
ed argomentazioni
idiote, sciocche.
Etichette: appetencia de muerte, sonetti
ospitata: pasquinata costituzzionale
sempre dal sangalli, riceviamo e volentieri pubblichiamo
Ce l'hanno tutti su co' Bberlusconi.
Pare che mo' c'è 'sta Costituzzione
che pure lei vo' rompe li cojoni
a 'sto sant'omo, anzi a 'sto santone.
Ai communisti er culo sì je rode
perché quell'artro è pieno de mijoni
e magna beve scopa insomma gode,
c'ha più capelli che preoccupazzioni!
Invece er communista vive male
solo si te rovina dice godo
o se po' annare a quarche funerale.
E distruggete pure questo lodo
che l'Araba Fenice torna uguale
e v'aricaga in testa ad ogni modo.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
Etichette: ospitate
ospitata: pasquinata paciffica
dopo lungo silenzio, riceviamo dal sangalli e volentieri pubblichiamo.
Er Nobbel della pace all'abbronzato.
Ma si nun era nero chi j'o dava?
Diciamolo che er bianco è svantaggiato.
Er nero va su tutto, sfina e chiava.
Poppolo ammerecano ma che erore,
se sa che se lo schiavo se ribella
te mette a ferro e foco, grande orore,
te ngroppa moje, fija e la sorella.
E mo' che gira co' 'sto premio in mano,
già me lo vedo tutto che se vanta
e j'a risputa in testa pure ar nano,
però la debbolezza è cosa innata,
er dubbio po' ammazzà pure un sovrano.
E core dritto a dasse 'na sbiancata.
- obedience and protection are relative (l'ha detto hobbes, c'è da credergli)
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